Orvieto, Laura (Milano, 7 marzo 1876 - Firenze, 9 maggio 1953)

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Figlia di Achille Cantoni - possidente terriero di Viadana trasferitosi in gioventù a Milano e cugino dello scrittore Alberto - e di Maria, una Cantoni per nascita anch'essa, del ramo milanese, Laura trascorre l'infanzia e la giovinezza nel capoluogo lombardo. Achille, appassionato di antichità e di antiquariato, era considerato in famiglia "uno stravagante"; pur lavorando nella banca del suocero infatti non perdeva occasione di mettere a frutto la sua passione per il collezionismo. Comunicò forse alla figlia, accanto agli interessi artistici, una certa intima inquietudine: anche in età adulta Laura, dietro un'apparenza e uno stile di vita tranquillamente borghesi, nascondeva insoddisfazioni e aspirazioni che risalivano agli anni giovanili.

Nelle pagine autobiografiche (Storia di Angiolo e Laura, pubblicata postuma nel 2001) Laura si dipinge come una giovinetta estremamente romantica e vivace: "per quei tempi, così senza parere, una ribelle" (ivi, p.61), desiderosa soprattutto di trovarsi un ruolo nel mondo. Amava studiare, leggere, immedesimarsi nelle letture e nelle vicende dei protagonisti. Così, ad esempio, si dedicava a Dickens - scrive di se stessa - e subito si proponeva di diventare una sorta di angelo liberatore, di "andare a Londra e rigenerare i quartieri poveri" (ibid.).

Due figure le furono accanto negli anni giovanili, incoraggiando le sue aspirazioni: la governante scozzese Lily Marshall, che la introdusse alla lingua e alla letteratura anglosassone, e l'insegnante delle Scuole Normali di Milano, Rosa Errera, accanto alla quale frequentò i primi tentativi di doposcuola milanesi, le istituzioni Casa e famiglia. Cominciò a stare con i bambini, a raccontar loro storie "che deliziavano anche lei quando le inventava lì per lì: e credeva di inventare intrecci e fantasie nuove mentre probabilmente erano messe insieme con gli elementi di quelle innumerevoli leggende e storie di fate e maghi che lei tanto amava, che le vecchie donne le avevano quando era bambina raccontato, e che ancora volentieri leggeva" (ivi, p.62). La maggior parte della produzione letteraria di Laura Orvieto sarà infatti costituita da invenzioni e rielaborazioni narrative tratte dalla mitologia, dalle tradizioni popolari o dalla propria esperienza di madre, proposte al mondo infantile con un linguaggio, una sintassi ed una organizzazione delle vicende estremamente semplici e comunicativi.

Nel 1898 Laura ha occasione di rivedere un cugino fiorentino, Angiolo Orvieto, ammirato a distanza per il suo essere poeta e per una certa aura romantica che sembrava circondarlo: si sposeranno nell'ottobre 1899. Con il matrimonio Laura si trasferisce a Firenze, entra in contatto con il cenacolo culturale dell'ormai affermato periodico "Il Marzocco". Ma la vita familiare e i due figli, Leonfrancesco e Annalia, nati nel 1900 e nel 1903, non sono sufficienti a colmarle le giornate: così lo stesso Angiolo l'incoraggerà a scrivere. Si tratterrà inizialmente di collaborare ai Marginalia de "Il Marzocco", una rubrica che riassumeva i più interessanti articoli di riviste straniere e specialistiche. Seguiranno ben presto i primi scritti giornalistici veri e propri, in buona parte dedicati proprio alle donne.

Porta la data del 1909 la raccolta di racconti per l'infanzia, Leo e Lia, pubblicata a firma 'Mrs.El', pseudonimo già usato sulle pagine del periodico: una trasposizione aneddotica e giocosa dei piccoli avvenimenti familiari osservati con gli occhi dei protagonisti bambini, scritta guardando ai propri figli ma anche rivivendo sensazioni e scoperte della propria infanzia. Dal 1911 avrà inizio la 'serie' di ispirazione mitologica, i volumi più noti di Laura Orvieto: le Storie della storia del mondo, tradotte in moltissime lingue e ancor oggi ristampate. La mitologia e la leggenda si fanno terreno estremamente fertile per la fantasia di Laura: ma accanto ad elementi filtrati dalla lettura di Hawthorne, Kingsley o Lang, è ancora e soprattutto la propria esperienza personale nel rapporto con l'infanzia, sovrapposta ad un percorso episodico e strutturale della tradizione omerica, a determinare l'impostazione delle 'storie'.

L'attività di scrittrice per bambini diventa l'interesse principale, ma non l'unico, nella vita di Laura. Amica di Amelia Rosselli, di Eleonora Duse e di molte altre protagoniste della cultura per primo Novecento, si impegnerà nel Lyceum fiorentino, e negli anni della guerra sarà attiva nel corpo di infermiere delle 'Samaritane': un'esperienza che la solleciterà a cimentarsi nel genere biografico, ispirandole Florence Nightingale. All'inizio degli anni '20 proverà un vivo interesse per il pensiero sionista e ne seguirà la diffusione in Toscana, partecipando alle riunioni che si tengono a Firenze in via della Robbia, incontrando Weizmann, mostrando grande ammirazione per Ciro Glass.

L'amarezza e la rabbia provate fra il 1937 e il 1939, quel sentirsi inspiegabilmente esclusa, la porteranno a scrivere la Storia di Angiolo e Laura, probabile risposta alle prime avvisaglie di discriminazione. Medaglioni dedicati agli avi e agli amici, momenti della propria esistenza che si trasformano in aneddoti non dissimili, nel tono affabulatorio, dalle tante storie narrate ai bambini. Non si tratta del solo manoscritto rimasto inedito: altri racconti e novelle e abbozzi restano fra le carte dell'Archivio Orvieto, presso il Gabinetto Vieusseux di Firenze. Fra queste, una particolare Storia del mondo (ora in preparazione per la stampa), dedicata al linguaggio: il Viaggio meraviglioso di Gianni nel paese delle parole. Una 'fantasia grammaticale', come la definisce l'autrice, in cui si affronta con la consueta leggerezza, e rivolgendosi ancora una volta all'infanzia, del percorso dell'individuo verso la piena consapevolezza dell'espressione verbale.

Anche nelle tristi giornate dell'inverno '43-'44, nascosta con Angiolo nel ricovero per anziani di Padre Massimo, nel Mugello, durante i rastrellamenti delle truppe tedesche attraverso la Toscana, Laura non dimenticherà la scrittura. Ancora una volta farà riferimento a toni e ritmi della tradizione novellistica: così sarà nelle brevi cronache della modestissima vita dei due Orvieto, 'poveri vecchi' come gli altri ospitati al Convento, giornate scandite dalla speranza e dalla paura, nell'iterazione quotidiana dei semplici gesti contadini.

Passata la guerra Laura avrà la direzione, dal 1945 al 1947, del periodico per l'infanzia "La Settimana dei ragazzi". Di quegli anni restano nell'Archivio della scrittrice le tante documentazioni redazionali: racconti, poesie, traduzioni, contributi e corrispondenza dei collaboratori e dei piccoli lettori. Ed inoltre, centinaia di bozzetti, acquarelli, prove di stampa, preparate da vari illustratori per le tavole del periodico: un mondo di carta allegro e coloratissimo che sembra riassumere tutta l'attività di 'Mrs. El'.

Submitted by Caterina Del Vivo, Gabinetto Vieusseux, 2003.


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