Salvioni, Emilia (1895-1968)

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Emilia Salvioni nacque a Bologna il 2 aprile 1895. La madre Rosa Schiratti, originaria di Pieve di Soligo era cognata dell'intellettuale e scrittore Giuseppe Toniolo, e il padre Giovanni Battista Salvioni era professore di Statistica all'Università di Bologna. Rimasta orfana di madre a meno di due anni, mentre la sorella maggiore Anna fu inviata in collegio, la piccola Emilia continuò a vivere col padre e nella solitudine, nell'isolamento forzato maturò l'innata, vivacissima fantasia e acuì lo spirito di osservazione, pur velandosi di una malinconia che da allora in poi dominerà la sua vita e la sua produzione letteraria. Imparò a leggere a soli tre anni su Le avventure di Pinocchio, i libri furono i suoi compagni di giochi e il suo rifugio e trovò nella scrittura il modo più facile e naturale per esprimersi e costruire il suo mondo interiore.

Cresciuta ed educata in un ambiente di profonda convinzione cattolica, interruppe gli studi regolari dopo la licenza ginnasiale per ricevere poi l'educazione propria delle giovani borghesi: diploma di pianoforte, studio delle lingue classiche e moderne, ma il quotidiano contatto con le enciclopediche conoscenze del padre formò in Emilia una vasta e profonda cultura. Si dedicò anche alla pittura, soprattutto durante le estati che continuò a trascorrere insieme all'inseparabile sorella Anna nella casa acquistata dal padre a Pieve di Soligo, fra la numerosa parentela della famiglia della madre. Nella sua geografia spirituale quindi, Bologna fu il luogo della cultura e del lavoro e Pieve di Soligo, il paese delle origini, il luogo degli affetti, delle appartenenze che le restituiva la coscienza di sentirsi «veneta per quattro quarti».

L'attività letteraria di Emilia Salvioni iniziò nel 1918 con la pubblicazione delle prime novelle. Firmò poi su «L'avvenire d'Italia», con lo pseudonimo Marina Vallauri i primi due romanzi Prima che ritorni il sole e Quella che aspettavo sei tu,usciti nel 1922 e nel 1923.

Dopo la morte del padre, trovandosi nella necessità di lavorare e dissuasa dalla sorella ad accettare un incarico di istitutrice in Inghilterra, accettò nel 1927 il posto di bibliotecaria presso l'Istituto Giuridico dell'Università di Bologna, occupazione che svolse con dedizione e impegno per quarant'anni, riservando però alla scrittura tutte le ore libere. Sempre negli anni Venti cominciò anche a dedicarsi alla letteratura per l'infanzia e l'adolescenza, pubblicando racconti e poesie sul «Corrierino», nel 1926 pubblicò il primo romanzo per ragazzi Marialù e i suoi amici e nel 1927 Oreste Grantesta burattinaio. Questa molteplice attività non passò inosservata agli occhi dei contemporanei e della critica, e nel 1932 fu segnalata dall'Accademia Mondadori per la commedia La casa nuova. Nel 1933 una nuova segnalazione per il romanzo Danaro convinse Mondadori a pubblicare l'opera l'anno seguente, aprendo ad Emilia le porte del grande pubblico. Seguì una produzione intensa e regolare di romanzi e nel 1939 vinse il concorso «La Scuola Italiana Moderna» con Lavorare per vivere, nel 1941 ricevette una segnalazione al concorso «Giornale d'Italia» per Carlotta Varzi S.A. Infine, nel 1953 una giuria composta da Aldo Palazzeschi e Marino Moretti le conferì il secondo premio al Concorso UECI, premio A. Manzoni, per il romanzo E intanto Erminia... Nel Secondo Dopoguerra la Salvioni fondò e diresse una rivista femminile quindicinale, Serena e fu spesso membro della giuria in concorsi per opere teatrali e di narrativa. Diresse anche dal 1952 al 1963, presso la casa editrice Cappelli, la Collana Azzurra in cui venivano pubblicati romanzi per signorine, che riscosse notevole successo di pubblico.

Morì a Bologna il 4 giugno 1968 ed è sepolta a Pieve di Soligo nella tomba di famiglia. Sulla lapide è racchiuso il suo tragitto terreno in una sintesi possibile solo alla poesia di Andrea Zanzotto:

L'AMORE DELLO SCRIVERE / IN CUI SEPPE TRASFONDERE / LA
SUA APERTA CRISTIANA UMANITÀ/ RAGGIUNGENDO I VALORI
DELL'ARTE / L'AMORE DEL LIBRO / CUI DEDICÒ LA SUA CURA COSTANTE / QUALE BIBLIOTECARIA DELL'ISTITUTO / GIURIDICO
DELL'UNIVERSITÀBOLOGNESE / RESERO LA SUA VITA UMILMENTE ALTAMENTE / OFFERTA ALLA LUCE DELLO SPIRITO.
Narratrice versatile e ricca di interessi, Emilia Salvioni seppe esprimere la parte migliore del pedagogismo cattolico novecentesco così attivo nella società del nord est italiano, attraversando vari generi letterari con diversi registri di scrittura e passando dal romanzo di analisi sociale e d'introspezione psicologica (Danaro; I nostri anni migliori), al «giallo» (Gli uomini sono cattivi), dall'indagine della situazione femminile in un mondo di rivolgimenti sociali (Lavorare per vivere, Carlotta Varzi S.A. ) a romanzi sentimentali adatti ad un pubblico di giovani lettrici (Sette belle ragazze). La passione per gli studi storici e per la ricerca le permisero di cimentarsi anche nel genere della biografia (Padre Matteo Ricci; La grande avventura di Francesco Saverio). Dedicò inoltre buona parte della sua vena creativa alla letteratura per la gioventù, e il suo costante impegno fu ricompensato dalle numerose edizioni di alcuni suoi libri. Nonostante un pensiero non di rado controcorrente rispetto ai canoni della cultura militante del suo tempo, con grande capacità Emilia riuscì a intessere significative relazioni con il mondo del giornalismo e fu sempre intensa la sua collaborazione a riviste, periodici e quotidiani: nell'arco della sua esistenza troviamo la sua firma in più di trenta diverse pubblicazioni, una copiosa produzione di novelle e racconti, articoli di costume, letteratura, arte, cinema, teatro, in cui la Salvioni riflette in modo elegante e mai superficiale i suoi molti interessi. Partecipò intensamente alla vita sociale della sua città, sempre impegnata in attività culturali e benefiche. Fu una conferenziera ricercata e apprezzata per l'interesse dei temi trattati in modo brillante e arguto e mantenne sempre relazioni vivaci col mondo letterario, con il circolo delle scrittrici a lei contemporanee, con la società colta universitaria bolognese che ogni sabato trovava nella sua abitazione un punto d'incontro, restando anche dopo la morte un'importante testimonianza femminile della cultura cattolica militante italiana.

Submitted by Carlo Caporossi and Amalia Corrà, 2005
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