Olimpia Malipiero:

COLLECTED POEMS





Assembled by
The Italian Women Writers Project


The University of Chicago Library

Chicago
2006

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 130.

This poem also appears in: Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 216.

QUANTO lontan mio basso ingegno varca Dal mar profondo di quel saper vero, Che l' uom quantunque chiuso in picciol' arca Tien vivo in questo, & in quell' altro emisfero; Tanto alla fragil mia spalmata barca Nettun si mostrò piu sdegnato, e fero; Onde di gioia priva, & di duol carca, Il porto rivedere omai dispero. Ma se tu, sacro Apollo, un vivo raggio Mi porgi, spero col tuo chiaro lume Volger in dritto il torto mio viaggio. E fuor del pigro usato mio costume, Cantando, à pie d' un bel lauro, o d' un faggio, Ergermi lieta v' l' alma or non presume.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 130.

INVITTO duce qui dal cielo eletto Per salute di Etruria, e honor del mondo, Nel qual'Iddio la virtù di tal pondo Ritrovò, ch'Ei n'ha in gloria, e noi diletto; Ben sorger può fra noi nuovo intelletto, Ch'al sommo s'erga, e penetri 'l profondo, E tutto cinga l'universo à tondo; Ma non ch'ardisca voi tor per oggetto. Che se cadde Fetonte, e mancò l'ale Ad Icaro qual fia piu ardito tanto Che guidi 'l carro, ò che salga si in alto? Scenda dunque quagiu con leggier salto Celeste tromba, ch'à suoi merti eguale Porti 'l gran COSMO con sonoro canto.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 131.

ALMA Real, in cui Dio volse à noi Scoprir' ogni virtù, senno, e bontate, E quanto ben ritien ne regni suoi, Per arrichirne questa nostra etate: Qualunque mira nella fronte à voi, Scorge non viste piu gratie, e beltate, Prudenza, valor Regio, fede, e poi, Con infinita gloria, alta honestate; Cessi homai dunque, qual d'altra si sia Grido famoso, che dal saggio petto Vostr'ogni lume si dimostra, e splende. Ceda Artemisia, Isicrate, & Argia, Che di voi sola 'l mondo, e 'l ciel s'accende, Alta LEONORA d'ogni ben ricetto.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 131.

Tacciano homai, quei che lodaro in rima Estrema leggiadria, somma bontate C'hoggi è apparita in questa nostra etate Donna, che siede, à tutte l'altre in cima. Ne piu Lucretia si dirà la prima Il pregio rapportar di castitate, Ne le Greche, ò Troiane di beltate; Ne delle Muse piu si farà stima. Febo, e Minerva rivernti io veggio A Lei chinarsi, e de l'alto Helicona Cederle ogni natio lor proprio seggio. Voce sovente in Parnaso risona A questa i templi, i voti e ogn'hor deggio. Felice Illustre Gostanza Bagliona.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 132.

ARTE, e natura in voi spirto gentile, Per ornarvi di pregio alto e immortale Posero ogni opra, e vi produsser tale, Ch'altra à voi non fù mai, ne fia simile. Che nel vago sembiante honesto, humile, Vostro mirando, altrui scorge ben, quale Sia la via, ch'erge al cielo, e con quali ale S'allontani dal vulgo errante, & vile. Talche felice à tutti giorni, & l'hore Dirassi questo almo fiorito nido, Del bel paese Tosco eterno honore. E di voi con famoso, e altero grido Francesca Illustre s'udirà il valore Cantar dal nostro al piu lontano lido.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 132.

QUELLA, che l'altrui ben piange, e sospira, Ch'al petto sempre rode il perfido Angue, Da l'alto empireo 'l gran Signor rimira Che s'afflige, si duol, si stratia, e langue. Et il gran COSMO, haime, ch'il mondo ammira, Dice, e di nuovo con l'alto suo sangue Alzerà l nome, e chi per altrui gira, Per Lui sta ferma; onde io son fatta esangue. Et ei; non gia per te, ma per mostrare Sua prudenza real, trarrò al ciel questa, Nel resto struggi te co'l tuo veleno; Volto à Fortuna il crin subtio,e presta Ferma dice in la man di chi entro il seno Restringe, Terra, Ciel Foco, Aria, e Mare.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 133.

This poem also appears in: Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 217.

GIOVANE illustre, da celesti chori Quì tra noi scesa sì leggiadra, e bella, Di virtù ornata, & carca di tesori, Ch' alluma il Mondo, come viva stella: Ne più si vide in questa etate, o in quella Bellezza senza par, divin splendori, Honesti sguardi, angelica favella, Poser* Bergalli has "Porser". le grazie in lei tutti gl' onori. Con gli altri morte a tanta gloria attenta, Mirò l' andar celeste, & disse; mai Cosa rara qua giù durar non suole. Così detto, avvenuto* Bergalli has "avventò". colpo, che spenta Fè l' alma luce di quei chiari rai, E privò il Mondo del suo vivo Sole.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 133.

Versan lagrime gl'occhi, e'l cor le porge, Mentre qui l'orme de le belle piante Ricerco in vano; che le luci sante Saliro in ciel, dove piu duol non sorge. Levommi poi la su, quivi la scorge La mente mia al signor nostro innante: Onde lassa, dice io, perche fra tante Gloria questa di me mai non s'accorge? Allhor ella risponde; il tempo vola: Non vaneggiar, c'hor nevi, hor fiori suole Coprir la terra, e non ci è stabil sorte. Fu mia beltà nel mondo unica, & sola; Hor che si faccia terra, à me non duole; Che per ottima parte elessi morte.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 134.

TURBOSSI il ciel, la terra, & gli elementi; Tremaro i monti, e di lor corso i fiumi Vidi arrestar, le Tigri Hircane i dumi, Et i figli lasciar mesti, e dolenti. L'aria s'accese di sospir cocenti, Di voci horrende; e mille humidi lumi Persi in memoria di quei bei costumi, Et sparsero dolor, grida, e lamenti. Lassi, diceano, homai con voci meste, Che sia di noi? che senza lei rimasti Siam qual greggia smarrita in valle oscura? Chiudendo tu quelle due luci honeste, Crudele invida morte; a noi troncasti La dritta via, ch'al ciel'ir n'assicura.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 134.

Quest'anima beata, & gloriosa, In cielo ascesa, come viva stella, O candida colomba, pura, e bella, C'humil'in grembo al suo Signor si posa, Dal carcer tetro, & da questa noiosa Vita mortale, al ben sempre rubella, Ch'ogni nostro desio strugge, & isvella, Di stirpi piena, & non di gigli o rosa, Lieta, libera, & sciolta hor fra gli eletti Spirti si gode quella eterna luce, Che non puo piu temer caldo, ne gelo E la sù dice; o Divini intelletti, De gran genitor miei, mirate il cielo, C'hor del mio novo, & bel lume riluce.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 135.

This poem also appears in: Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 217.

POI che quella crudel, ch' il Mondo atterra, Vittoriosa fè da noi partita, Rimase quella faccia scolorita, Ch' ornò già 'l Mondo, hor picciol sasso, serra, Di doglia oscurò il Sol, tremò la Terra, Restò Natura mesta, e sbigottita; Mostrossi l' aria, & la Luna smarrita, E ogni splendor, che il Cielo a noi disserra. Virtù, grazia, bellezza, & leggiadria Con onestate, ove le belle membra Giacean, s' assiser lagrimose, & meste; O luce, a cui non fu mai par, nè fia; Triste fra se diceano, o chi ci smembra,* Bergalli has "Or chi si smembra". Dal nostro albergo, angelico, e celeste?

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 135.

HAI lasse, che per sempre sconsolate, Triste rimaste siam, colme d'affanni. Et hai perche nel piu bel fior de gl'anni Chiudesti à noi le luci tue beate? Hai che troncata, & svelta è ad ogni etate, L'alta sua gloria, hai de gli aurati panni Che farem noi, che con si dolci inganni, Lasciasti senza te noi sfortunate? Donne, deh non turbate il mio riposo, Mirate il cielo, ove io son lieta, e bella Adorna del celeste, e immortal sposo. Fummi à l'uscir di si grave procella Del viver di la giù tanto noioso, Amica Morte, e non malvagia, & fella.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 136-137.

Alma, che di la sù noi miri in terra Con speme ancor di rivederti in cielo, Poi ch'in te oscura, & sventurata notte, Spense la luce d'ogni nostro giorno O cruda, acerba, & dispietata morte, che noi di ben privasti, & lei di vita. Ma tu, che godi in ciel perpetua vita, Et la spoglia mortal lascia in terra, Come non temi piu malvagia morte, Cosi prega, ch' à te sagliamo in cielo; Accioche un chiaro, & rilucente giorno Veggiamo, a cui non segua oscura notte. Ma non potrà giamai tenebr'ò notte Spenger, mentre qua giu duri la vita, Che del bel nome tuo, per ciascun giorno Non s'oda risonar tutta la terra, Et dir; felice Lei, c'hor gode in cielo, Dove non ha poter Tempo, ne Morte. Superba ben puo gir' e altiera morte, Poi che svelse per sempre in una notte, Lei, ch'era pur'allhor scesa dal cielo, Che pur se le dovea piu lunga vita, Ma non pote huom giamai, mentre fù in terra, Saper del viver suo l'ultimo giorno. Quando s'aprirà à noi mai chiaro un giorno, S'il piu bel nostro sol n'ha spento morte Et il suo ricco vel posto sotterra; Che solea far sparir tenebre, & notte? Ma quanto piange Lei ciascun, ch'è in vita, Tanto s'allegra in possederla 'l cielo. Vergine eletta ad habitar nel cielo, Quanto fû al nascer tuo felice'l giorno, Poi ch'all'uscir di questa amara vita, Dolce ti parve, & non temesti morte Ma con l'invitto cor l'estrema notte Sprezzasti quanto si possiede in terra. Cosi la Terra vergine nel Cielo, L'oscura Notte in relucente Giorno Cangiasti, & Morte amara in dolce Vita.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 138.

PRIVO di stelle 'l cielo, & del mar l'onde Cangiar vedransi tutti in pietra dura, E al dolce tempo l'aura fresca, & pura, Foco, & fiamma spirar d'ambe le sponde; Et alla terra i fior, l'herbe, & le fronde Mancare, il di mutarsi in notte oscura, E gli elementi variar natura, Et qui nove produr piaghe profonde; Gl'augei, le fiere, gl'huomini, & gli Dei Cieci di mente, e co' desiri ingordi L'un l'altro roder senza restar mai, E'l mondo tutto in sempiterni guai Vedrassi, e giunto 'l fin de giorni miei, Pria che Minia gentil di voi mi scordi.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 138.

Malvagi venti, & da trista radice Mossi, soffan ver noi rabbia, & veleno, Ma'l saggio petto di giudicio pieno, Da colombi discerni la cornice. Ahi progenie maligna, & infelice, Che d'ogni mal' oprare ha colmo 'l seno, E à guisa di destrier, ch'è senza freno Si lascia trasportar' ove non lice; Ma miri ben, ch'il ciel tutt'ode, e vede; Ch'il muglio di Perillo rinovare Non forse voglia in loro, & bene sia. Che troppo alto erra qualunque si crede, Del gran COSMO l'orecchie penetrare, Con dissonanze, in vece d'Harmonia.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 139.

SE l'immutabil nostra salda fede, Qual'è nel cor, tal si scorgesse in fronte, Forse direbbe ognun gli scogli, e'l monte. Non ci por di fermezza inanzi 'l piede, Ma sendo il petto chiuso, altro si crede Et ne &egarve; cagion chi di tristitia è fonte, Pensando sempre 'l ciel suoi inganni, ed onte Sofferir debbia; & mal certo prevede; Fate dunque, sublime alto Signore, Che'l ver, qual' ei si sia, si scuopra tale, Onde ogni falsità caggia in ruina; Vedrete allhor si come all'immortale Vostr'alto nome ogni altro cede, e inchina, Ceder' al nostro ogni sincero core.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 139.

QUAL velenata rabbia, ò qual reo mostro Turbato ha il core, & quella fede scossa, Et dal seggio suo vero spinta, ò mossa L'intera verità del secol nostro? O qual nuovo Orione hoggi s'è mostro A velar l'aria con si estrema possa? Chi di bontade snerva 'l lume à l'ossa, Che mentre splende, vince gemme, ed ostro? Poggi pur per lo ciel Bellorofonte Con l'alato destriero, & l'aria Frisso Scorra co'l mare, & penetri le stelle: ch'altre piume, altra gloria, e d'altro fonte Muove hora, sparge, & erge, se prefisso Nostro forse destin non lo divelle.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 140.

This poem also appears in: Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 218.

MENTRE il corso fatal non cessa ancora, Come sperar poss' io tranquillo ' l Mare? Se fatta son qual scoglio all' onde amare, Che d' ogn' intorno, è più percosso ogn'hora? Se l' istabil variar mi discolora, Che piu luce non scorgo, & non appare Segno, ove Morte non abbia a troncare Lo stame, che s' è saldo piu m' accora. Habbiti dunque, antica madre, il velo, E tu, vero Signor, se il prego è degno, Prendi lo spirto, che venir desia: E se d' errori carco, al tuo bel regno Varcar non puo, rammentati, ch' al Cielo Salisti, per aprire a noi la via.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 140.

This poem also appears in: Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 221; and Ronna, Antoine, ed., Parnaso italiano. Poeti Italiani Contemporanei Maggiori e Minori Preceduti da un Discorso preliminare intorno a Giuseppe Parini e il suo secolo Scritto da Cesare Cantù (Paris: Baudry, 1847), p. 1013.

DEL sommo eterno Re la fida sposa, Deposta ogni letizia canti, & feste, Humile hoggi si mostra in brune veste, E ver noi dice con voce pietosa; Mirate, figli miei, come ogni cosa Passa, quasi ombra, & più non si riveste, Haggiate al Ciel le voglie attente, e preste, Ove ogni vero ben ferma, & riposa. Nè v' inganni mortal gloria caduca, Non regni, non tesor, pompe, & bellezza, O finti, brevi, fuggitivi honori. A levarvi da terra homai v' induca, Che in questa si risolve ogni grandezza; Ch' io segno in fronte, hor voi* Bergalli has "e voi". segnate i cori.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 141.

L'INFINITA bontate, il vero amore, A cui del fallir nostro increbbe, & calse, Che per trarci di pene ei scese, e salse Sul legno c'hora è gloria, & gia fù horrore; Le tenebre scacciò co'l suo splendore, Ruppe l'Abisso, che schermir non valse; Et chi di speme in lui tant'arse, & alse, Fuor seco trasse con supremo honore. Poi il sacro vel ripreso, & la smarrita Fede piu accesa, consolò i cuor mesti Rimasti al suo partir privi di luce. Hoggi vittorioso e invitto duce Il cielo ascende, & fra spirti celesti A seguitarlo ivi ne chiama, e invita.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 141.

HOGGI 'l celeste Pelicano il petto Sacro s'aperse, & die co'l sangue vita A figli, & hoggi la bontà infinita ci die 'l gran saggio del suo smor perfetto; Hoggi nuova Fenice arse d'affetto Amoroso nel legno, hoggi sbandita Fù morte & hoggi la gratia smarrita Trovò mercede nel divin conspetto. Vero hoggi cigno si mostrò co'l canto Dolce & estremo, ch'à pietà commosse Il ciel, la terra, gli elementi, e'l mondo; Hoggi è quel Serpe celebrato tanto, ch'in Lui mirando del nemico scosse Fur l'empie forze, & ei tratto al profondo.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 142.

Mentre la luce ne la luce l'alma Per mirar s'erge, da terreno il lume Resta impedito si, ch'in nuove piume Brama cangiar questa noiosa salma. O vera sempre eterna fida, & alma Via, che ci inviti à quel celeste fiume, Dove troppo erra chi in altra presume Ritrovar di salute pregio, ò palma. Empireo Rege, il cui decoro è tale, Che l'Angeliche menti il tuo splendore In se mirando accese, e in dolce foco. Leva ancor noi nel tuo soave odore, Onde giu caschi ogni desir mortale, Et tosto; che 'l qui star, fia breve, & poco.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 142.

This poem also appears in: Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 218.

L'Aria soave, ove famosa siede Dell' antico suo Padre in grembo quella Alma Vergine illustre, altera, & bella, Colma d' alta bontà la fronte, e il piede; Parmi sentir sovente, & sì, che il crede Il mio fèrmo pensier, che accolto in ella, Mira l' ornate reggie, ivi favella, Ma nel maggior piacer, l' alma in sè riede. Città felice, per favor del Cielo Fondata, & per salute de' mortali, Porto, & rifugio, a quanto scalda il Sole; Tua luce ancor, che non nascesse in Delo, Sparge sì chiari raggi, & tanti, & tali, Che fin l'ignote parti allegrar suole.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 143.

This poem also appears in: Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 219.

D'UN lustro un terzo è gia passato intero, Che da te lungi, & mesta ognor soggiorno, Vinegia mia, ne mai visto ho più giorno Da indi in qua, se non malvagio, & fero. Come affannato in mar, stanco nocchiero, Cui stringa oscura notte d' ogn' intorno, Brama di pigliar porto, & far ritorno Al desiato suo, dolce emisfero: Tal' io vorrei l' altrui lido lasciare, E il dubbio navigar delle trist' onde, Ed in te, amata patria, il cor posare. Onde mai sempre liete aure seconde, Prego, mi scorgan fide al dolce Mare, Che felice ti cinge ambe le sponde.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 142.

SE dal pensiero tenace, & dal mortale Tal'hor m'è dato al cielo erger la mente Nel chiaro eterno, & vivo lume, il quale Gratie non cessa in noi mandar sovente; Nebbia, & fumo qui miro, cieca & frale; Vana speranza, che fugge repente: Onde l'alma s'attrista, che ben tale Il ver comprende, & del suo error si pente. Et dice; ahime, che piu tardiamo homai Se'l tempo vola, & morte in att'è accolta Di tosto trarre à se le nostre spoglie? Ma noi da noi che far possiamo giamai? Preghiamo lui, che si cortese ascolta, Che di terreno affetto almen ci spoglie.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 144.

This poem also appears in: Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 219; and Ronna, Antoine, ed., Parnaso italiano. Poeti Italiani Contemporanei Maggiori e Minori Preceduti da un Discorso preliminare intorno a Giuseppe Parini e il suo secolo Scritto da Cesare Cantù (Paris: Baudry, 1847), p. 1013.

SE ratta da noi fugge ogni bellezza, Et passa ogni piacere, ogni contento, Et se, qual balenar in un momento Nasce, & sparisce quanto qui s' apprezza; Se nostra verde etade à la vecchiezza Giugne in un punto, & come polve al vento Volano i giorni, & gl' anni; onde tormento Sol resta all' alma, che' l ben far disprezza: Che fia di noi? Se coll' orribil vista Morte, grave dolor, de' mal spesi anni Svegliara al fin, che tal hor poco giova? Leva dunque, intelletto, e ai nostri danni Provediam, mentre ancor pietà si trova; Ch'il ciel per vanità mai non s' acquista.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 144.

LIETA gioisci homai securamente Ne piu temer del Franco, ò del Hispano Poi che congiunta al gran duce Toscano Hor Ferrara, ti sei si saldamente, Cessi l'ira e 'l furor, cada ogni ardente Desio di guerra, ò sia mai sempre in vano; Che da duo invitti cor tratt' è di mano La spada à Marte, & ei reso impotente Ch'il santo nodo non pur teco unire Deve Fiorenza in sempiterna pace, Ma Italia tutta, & l'uno & l'altro regno. Tal fù del gran motor l'alto disegno, Nel quale ogni alma lieta si compiace, Onde l'Arno superbo, e il Po veggio ire.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 145.

This poem also appears in: Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 220.

POSCIA, ch' à me si mostra iniqua tanto Malvagia sorte, & ria, Che l' alma patria mia Mi cela, e in vece ogn'hor di riso, & canto Verso sì grave pianto, Ch' io spero nel sereno Empireo ei s' erga al mio Signore in seno; Onde pietà gli tocchi, Prima, che Morte a me chiuda quest' occhi.
A M. Lodovico Domenichi.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 145.

COSI benigno il cielo, & ogni stella Si mostra à me nel varcar di quest'onde, Et Triton, che pur fugge, & si nasconde, Scacci co'l dolce suon l'altra procella: Et à questa mia stanca navicella sgombri la nebbia, che d'ambe le sponde La cinge; & porga à miei desir seconde Eolo l'aure in questa parte, e in quella. E di Triton l'amica homai sia desta Et lieto in Oriente si dimostri, Febo, & mi scorga à l'alme mie contrade Si come in voi, Domenichi, s'inesta Tal' e tanto saper, ch' à gl'anni nostri Porterà invidia ogni futura etade.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 146.

RESTA vinto ogni stil, cede lantica Moglie di Collatino, & per quest'una Arte, Natura, Ciel, Sorte, & Fortuna Ornar di nuova gloria, opra, & fatica Fia ogni stella a costei benigna, e amica, Onde il di chiaro, & poi la notte bruna Fede nel saggio petto, e amore aduna Vera anica de buoni, e a rei nemica. Per Lei virtu scacciata a Noi ritorna; Scuopre laurato crin, scuopre la fronte Coronata di rose, e in man loliva. Dunque, Arno, intorno a Te di questa diva Cantin sempre le Ninfe ardite, & pronte, Poiche teco Ella il Po di gloria adorna.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 147.

A TE sacro Himeneo ben mille altari Debbonsi, & con sublimi & degni honori Porgerti incensi, & pretiosi odori, Et cantar lodi al tuo gran merto pari; Poscia chel secol nostro orni, & rischiari Co'l nodo avvinto de i duo piu migliori Spirti: & non era da quest'una infuori Via di cangiare in dolci i giorni amari. Che del gran COSMO lalta, & bella figlia Di valor giunge a cosi nobil segno, Ch'alcuna non lavanza, ne famiglia. Nemen d' Alfonso invitto il chiaro ingegno Rende nuovo stupor con maraviglia; Ond'Ella è ben di Lui, Ei di Lei degno.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 147.

A TE sempre, sacro Arno, altiero fiume Giove in ogni stagion verdeggi, e infiori Le vaghe rive tue con nuovi odori, Et sia propitio ogni celeste nume: Et il gran nome tuo con salde piume Sopra il ciel s'erga, & guinga a gli alti chori; Et ti porgan mai sempre eterni honori Le Ninfe, & Febo il suo piu chiaro lume; Poiche in sorte t'è dato il bel terreno, Dov'è nato quel Sole, il cui splendore Ogni altro fa restar debile, & fioco. Che dal sembiante suo dolce, & sereno, Da' costumi reali, & dal valore, Ogni stil resta vinto, ogni dir roco.

Domenichi, Lodovico, ed., Rime diverse d'alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca: Vincenzo Busdragho, 1559), p. 148.

This poem also appears in: Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 220.

VERI lumi del ciel, nuovo splendore Scorgo nel volto, & nelle luci sante; Tal virtù poi nel saggio petto, & tante, Che n' ha l' Etruria, e 'l mondo alto stupore. Nella fronte real l'invitto core Si scopre, e ne l'angelico sembiante Siede grazia, honestà, bellezza, & quante Eccellenze fur mai, gloria, & honore. Ne monti s'ode, & nella verde riva D' Arno Ninfe cantar, e al canto loro Risponde L'aria, il Ciel, la Terra, i Venti. E l'un figlia al gran COSMO invitta, & diva Dire, & gl' altri Isabella, ch'al prim'oro Tornerà il mondo, e i di lieti, & contenti.

Atanagi, Dionigi, ed., Rime di diversi nobilissimi, et eccellentissimi avtori, in morte della Signora IRENE delle Signore di Spilimbergo (Venice: Domenico & Gio. Battista Guerra, fratelli, 1561), p. 142.

Felice IRENE, che 'l superno chiostro Allumi co 'l tuo novo alto splendore; E lasci il mondo in tenebroso horrore, Ch'ornasti già d'altro che d'oro, & d'ostro; Onde cagion eterna il secol nostro Ha di pianger dolente a tutte l'hore; E che l'invitto tuo santo valore In ogni parte sia additato, & mostro; Deh se pietà giamai ti strinse il petto; Deh per l'alme virtuti amiche, & sole, Ch'alla strada del ciel ti furon scorte; Prega per noi l'eterno, & vivo Sole, Che qui lasciando ogni terreno affetto L'orme di lui seguiam sicure, e corte.

Atanagi, Dionigi, ed., Rime di diversi nobilissimi, et eccellentissimi avtori, in morte della Signora IRENE delle Signore di Spilimbergo (Venice: Domenico & Gio. Battista Guerra, fratelli, 1561), p. 143.

This poem also appears in: Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 222.

DUnque son pur d' Irene i lumi spenti, Che accendevano l' alme all' alte imprese? Dunque n' è il riso, il canto, e quel cortese Parlar tolto? empia stella, a che il consenti? Dunque son svelti i crin crespi, e lucenti, E alla terra i rubin, le perle rese? Dunque, morte crudel, le insidie hai tese A lei per lasciar noi mesti, e dolenti? Ahi, che ben scorsi questa alma beata, Dove l' immortal gloria era nascosta, Non poter abitar, molto fra noi. Che Dio la volle, e ne' bei regni suoi, De' rai del Sol, di stelle incoronata, Donde dianzi la trasse, or l' ha riposta.

Atanagi, Dionigi, ed., Rime di diversi nobilissimi, et eccellentissimi avtori, in morte della Signora IRENE delle Signore di Spilimbergo (Venice: Domenico & Gio. Battista Guerra, fratelli, 1561), p. 143.

Per mostrar quì del cielo il gran Motore L'alto poter, l'eterna sua bontade; Mandò d'IRENE in questa nostra etade L'infinito, divino, almo splendore. Dunque apparisca in ogni parte fore Quanto senno, valore, & honestade Sian ricchi fregi: & sian dirite strade D'ergersi ad immortal seggio d'honore. Che mentre ella qua giu visse fra noi, Sgombrò di vitij ogn'atra nebbia oscura Co i raggi ardenti del bel viso adorno. O destin fero: in poca sepoltura Morte hor la chiude: & ne l'eterno giorno L'alma salì su 'l fior de gli anni suoi.

Atanagi, Dionigi, ed., Rime di diversi nobilissimi, et eccellentissimi avtori, in morte della Signora IRENE delle Signore di Spilimbergo (Venice: Domenico & Gio. Battista Guerra, fratelli, 1561), p. 144.

Lascin le Muse il lor gradito canto; Vestan al duol conforme anco il colore: Secchisi d'Hippocrene il vivo humore: Et versi Febo un largo mar di pianto. Spoglisi il mondo del suo verde manto: Sterpisi da radice ogni herba, & fiore: Spenga il Sol quanto ha in se luce, & splendore: E 'l ciel fosco divenga in ogni canto. Pianga natura l'opra unica altera, Che sovra 'l suo poter fè si perfetta, A un colpo svelta di mort'empia, & fera. Ne speri Italia homai più gloria intera: Poi ch'al partir di qui l'anima eletta D'IRENE, ha fatto a noi perpetua sera.

Ed. Sammarco, Ottavio, Il tempio della divina Signora Donna Geronima Colonna d'Aragona (Padova: Lorenzo Pasquati, 1568), p. 93v.

Il sommo Rè del Ciel, l'eterno Gioue Ne l'alta mente sua formato hauea Tra mille, & mille la più Idea, Che fosse frà l'antiche, ò fra le nove: Quando mirando à le superbe proue Del vitio, che lo scettro in man tenea Del cieco Mondo si, ch'ei non scorgea Dal torto il dritto, ond'ogni ben si moue; Per non lasciar perir l'humana gente, E uolendo osservar l'antico patto Scacciando il fero, e periglioso mostro; La bella Idea nel viso almo e lucente Di questa inclita Donna al Mondo hà mostro, Che l volgo dal camin torto hà ritratto.

Ed. Sammarco, Ottavio, Il tempio della divina Signora Donna Geronima Colonna d'Aragona (Padova: Lorenzo Pasquati, 1568), p. 97.

This poem also appears in: Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 221.

LA real Donna, in cui beata siede Grazia, virtu, bellezza, ed onestate, Per cui sì chiaro in questa nostra etate L' antico onor, ch' era già spento riede; Quella, che all' alma, e gloriosa sede S' alza sovente dell' eternitate, Ove l' altre fra noi cose create, Come in puro cristallo intende, e vede. Cantino d' Adria i cigni alteri, e voi, Sacro figlio d' apollo, e al dolce canto Geronima risuoni ogni emisfero. Io quasi augel notturno i pregi suoi, Vinta dal chiaro, e vivo lume santo, Taccio pria, che scemar cantando il vero.

Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 215.

L' Alma sua luce Dio nel puro, e netto Cristallo del cor vostro imprimer volse; E bontate, e valor gli cinse, e avvolse, Per farlo di sè in terra albergo eletto. Ed ora il chiaro, e lucido intelletto Tal porge frutti, qual nel Ciel pria tolse Il gentil seme, allor, che il pie già volse, Per tornar poi piu vago a quel ricetto. Dove, come un bel Sol di vivi ardenti Rai, di virtù spiegando alto splendore, Alle tenebre altrui porgesse lume. E là, dove n' attende il gran Motore, Levandovi consalde, e ferme piume, Fate di voi stupir, Signor, le genti.

Bergalli Gozzi, Luisa, ed., Componimenti poetici delle piu illustri rimatrici d'ogni secolo (Venezia: Antonio Mora, 1726), pt. 1, p. 216.

A Voi Donna divina, e in piu secondo Favor nata del Cielo, è ben permesso Poggiar l' alto Aganippe, e il bel Permesso, Pregio acquistando a null' altro secondo. Che se qual in diamante puro, e mondo Natura ha in voi sì saldamente impresso Ogni suo ricco don chi fia, che appresso S' erga all' altero dir vostro facondo? Ma, lassa me, che qualor più chiamando Vo le castalie dive al mio riparo, Vie piu sprezzata da lor vivo in bando. Dunque del vostro alto splendor sì raro Spiegate un raggio in me, che allor cangiando Si verrà in dolce aprile il mio genaro.